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Trovare la porta principale

Diamo il benvenuto a bordo ad Alessandro Bignami, innamorato dei personaggi nati dalla penna di Joan Didion e di tutto il mondo che li circonda.

Gli scrittori sono come case, in quel piccolo o grande susseguirsi di stanze c’è tutto il loro mondo, e io ho sempre pensato che per entrare in ognuno di loro, per amarli, bisogna farlo dalla porta principale. E la porta principale è la loro opera più significativa per la stagione della nostra vita in cui la affrontiamo, e quindi può essere diversa per ognuno di noi. Entrare in casa di uno scrittore nel modo sbagliato può essere letale, perché leggere un libro non adatto al momento che stiamo vivendo può portarci ad abbandonare per sempre un autore che invece potrebbe avere tanto da darci.

È quello che ho rischiato succedesse a me con Joan Didion, diversi anni fa: un paio di libri letti, un tiepido apprezzamento e nulla più. Poi, per caso, ho trovato la “mia” porta principale della casa di questa straordinaria scrittrice, Bei tempi andati, il racconto in dieci pagine di cosa significò per lei essere giovani a New York e poi capire, in un lampo e con assoluta certezza, di non esserlo più. Una volta entrato, forte di quella chiave, ho ripreso in mano Diglielo da parte mia, che invece è un romanzo, ed è stato come indossare degli occhiali e vedere limpido ciò che prima mi era apparso confuso: due donne, due grandi personaggi, protagonista e testimone di un viaggio allucinato, descritto con uno stile caldo e distante allo stesso tempo, uno stile inconfondibile, che da qualche parte dentro di me è andato a completare qualcosa. Perché, parafrasando la Didion, un libro importante, letto nel momento giusto, è come una porta girevole: si entra in un modo e si esce in un altro, altrove, cambiati per sempre.

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