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S.O.S. Maturandi

S.O.S. Maturandi è un’iniziativa a cura di Repubblica e Piccoli Maestri, immaginata per studenti e studentesse alle prese con gli imminenti esami di maturità. Sette brevi video in cui i Piccoli Maestri raccontano gli autori che hanno amato e alcuni dei loro libri più importanti, scrigni preziosi che aspettano di essere scoperti dai ragazzi.

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Ci piace l’idea di riportare l’attenzione su grandi scrittrici e scrittori italiani che potrebbero essere protagonisti delle tracce della prova di italiano, pur non trovando talvolta spazio nei programmi scolastici. Un ringraziamento speciale a Paolo Di Paolo per la cura e l’impegno con cui ha seguito l’evoluzione del progetto; le riprese e il montaggio sono a cura di Tlon, scuola di filosofia e libreria teatro (www.tlon.it).

Giorgio Bassani raccontato da Nadia Terranova

Italo Calvino raccontato da Elena Stancanelli

Grazia Deledda raccontata da Maura Gancitano

Natalia Ginzburg raccontata da Sandra Petrignani

Eugenio Montale raccontato da Andrea Colamedici

Elsa Morante raccontata da Paolo Di Paolo

Leonardo Sciascia raccontato da Vins Gallico

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Cioè Marcovaldo

Lunedì 21 marzo Susanna Mattiangeli è stata ospite della scuola elementare J. Piaget per leggere Marcovaldo. Al termine della chiacchierata hanno visto insieme un episodio dal film con Nanni Loy. I bambini molto attenti e pieni di domande, divertiti dalla lettura ed entusiasti del video. Andando via Susanna ha proposto ai ragazzi di fare caso se qualche volta durante la giornata vivono momenti in cui si sentono come Marcovaldo, se cercano la natura in città, se hanno buffe avventure simili da raccontare e magari da annotare. Deve essere stata molto convincente perché in tempi rapidissimi ha ricevuto 24 microstorie in ‘stile Marcovaldo’, come dicono loro. Alcune sono proprio divertenti, abbiamo pensato che meritassero un posticino qui sul nostro sito. Buona lettura.

marcovaldOggi abbiamo incontrato Susanna Mattiangeli, una scrittrice che fa parte dell’ associazione “Piccoli maestri”. Ci ha letto un libro di Italo Calvino, cioè “Marcovaldo”, e ci ha chiesto di raccontare quando ci siamo sentiti come lui. Beh, devo ammettere che io sono Marcovaldo: ho sempre la testa tra le nuvole, e cerco disperatamente in città qualcosa che mi ricordi la campagna. Mi sono sentita Marcovaldo quando, appena tornata dalla campagna, mi misi a guardare le nuvole di Roma. Mi sembrava di essere di nuovo lì, arrampicata sull’ulivo davanti alla nostra casetta, a guardare il cielo immaginando di toccare quelle figure candide che si muovevano lentamente. Però, ciò che mi riportò alla realtà, furono i rumori delle macchine e l’odore di smog. Feci un sospiro e mi dissi: ”Rassegnati Irene, non troverai niente qui della campagna!”. Ma a ritirarmi quell’ idea dalla testa furono delle margheritine cresciute in un aiuola intorno a un albero. Non mi arrenderò mai!!!
Irene D’Onghia

Oggi in classe ci è venuta a trovare Susanna Mattiangeli, una signora dell’ associazione “Piccoli maestri”. Dopo l’ incontro racconto un fatto che mi è successo in stile Marcovaldo.
Un bel giorno soleggiato d’ estate, sono stato con tutta la mia famiglia da “Idromania”: parco acquatico non molto distante da Roma. Il parco era pieno di scivoli e piscine (c’ era pure l’idromassaggio!). Ero incuriosito dalle “trecce”: due scivoli, uno verde e uno giallo, erano attorcigliati come una treccia sui capelli femminili ed erano chiusi.  Dopo una lunga e noiosa attesa in fila, in cui c’erano dei cartelli che distraevano dalla noia, arrivato il mio turno, proprio mentre ero davanti allo scivolo, stavo per scivolare quando…AHIO!!!! Un’ape mi aveva punto la schiena (proprio al momento giusto!). Sono scivolato comunque, alla fine ho trovato Lollo e gli ho chiesto: “Dov’è Papo?”. Mi sono voltato, e ho sentito una grossa voce provenire da dentro lo scivolo verde gridare “BANZAIIIII!!!”. Un secondo dopo sono stato travolto da mio padre con un calcio in faccia.
A causa dell’ape sono corso in infermeria (non a causa del calcio in faccia!!). Dopo aver visitato la sala giochi con i gettoni ed aver giocato un po’ sono tornato a casa. Anche se frastornato e malridotto, sono riuscito a tornare a casa, per miracolo, tutt’intero. Francesco Misici

Mi sono accorta che anche io posso pensare come Marcovaldo. Infatti da piccola ero curiosa di vedere alla finestra ,ma ero troppo bassa. Perciò, ho aperto tutti i cassetti vicino alla finestra e, ho iniziato a salirli uno dopo l’ altro. Quando mi sono affacciata dalla finestra ho visto diversi alberi,anche se pensavo che tutte le loro foglie fossero uguali. Però, invece di andare in ospedale come Marcovaldo , mi ha scoperto mamma. Aurora

Mentre andavo a casa, non guardavo davanti a me, ma ero girata a parlare con mia mamma e caddi sulle scale. Avendo lo zaino sulle spalle e una busta piena di noci in mano non mi sono potuta parare ,quindi: libri bagnati, perché aveva piovuto e addio noci . I libri finirono subito sul termosifone dove il mio dito ne ha risentito. Arrivata la sera presi i libri dal termosifone , ma avevo paura di metterli nello zaino, perché erano così caldi che lo zaino si sarebbe potuto addirittura sciogliere. Dopo ho capito il perché ed il motivo era , anche se sembra stupido, avevo lasciato i libri sul termosifone dalle 3:00 di pomeriggio alle 8:00 di sera ed era un pò troppo. E’ stata una giornata proprio da Marcovaldo. Giulia Cerini

Era Primavera e in giardino crescevano rose, viole, gardenie e ciclamini.
Flavia stava giocando con la sua cagnolina ad un tratto vide dei bellissimi fiori e pensò di raccoglierli per abbellire la sua stanza. Tornò a casa e prese il giubbotto di suo padre che aveva delle tasche molto grandi. Quando ritornò in giardino con intenzione di coglierli però, c’era il vicino di casa. Decise di ritornare a casa e di ritornare in un altro momento e aspettare che l’uomo se ne andasse. Dopo pochi minuti si accorse che il giardino era vuoto, allora prese il giubbotto e si avvicinò ai fiori , ne raccolse un bel po’ ma quando si girò si accorse che c’era il giardiniere che, intento ad annaffiare, la stava osservando. Lei impaurita lasciò cadere i fiori e fece giusto in tempo a nascondersi dietro una siepe, ma il giardiniere ormai anziano e cieco la bagnò, ma lei muta come un pesce rimase ferma. Passarono ore e ore ed era ormai sera, Flavia un po’ infreddolita decise di tornare a casa ma udì il suono della sirena della polizia ed ebbe molta paura. Fortunatamente, era solo la mamma che non trovando la figlia a casa, aveva chiamato la polizia. Dopo qualche istante Flavia tornò a casa con le gambe tremolanti e tutta bagnata, ad un tratto sentì aprire la porta ed era proprio la mamma con la polizia dietro. Flavia raccontò tutto alla mamma che tanto semplicemente li diede un forte abbraccio ed avvertì che la figlia aveva la febbre e a momenti sveniva , quindi i poliziotti la portarono subito in ospedale e fecero in tempo perché Flavia aveva la febbre altissimissima. Flavia Filabozzi

Oggi è venuta in classe Susanna Mattiangeli che fa parte di un’associazione chiamata “Piccoli maestri”. Ci ha parlato dello scrittore Italo Calvino, che ha scritto tanti libri tra cui “Marcovaldo”. Marcovaldo parla di un signore che si caccia sempre nei guai. Ci ha fatto vedere un filmato tratto da una storia di questo libro. Era molto divertente perché aveva combinato un guaio pazzesco: tutta la sua famiglia aveva preso dalla cassetta della posta degli altri un omaggio un detersivo e per nasconderlo, alla fine tutta la città viene inondata dalla schiuma del detersivo. Una volta sono stata anche io Marcovaldo quando, da piccola, per curiosità ho messo la testa nella lavatrice e ci guardavo dentro: per fortuna era spenta! Eva Presta

Inseguimento: il gatto rincorre il topo e quando lo prende scopre che era finto. Si sentiva umiliato e scoraggiato per essere il cugino del re della foresta e felino domestico che doveva dare regalità alla casa! Lavinia Tittozzi

Più di una volta, quando la mia compagna Lavinia veniva a casa mia, prima di cena correvamo in bagno e ci mettevamo le goccioline d’acqua sulle guance. Uscivamo facendo finta di piangere e con le facce arrabbiate. Questo gioco ha funzionato fino a l’anno scorso. Margherita
Oggi è arrivata Susanna una delle socie del sito “Piccoli Maestri”. E’ venuta in classe per parlarci di “Marcovaldo”, un libro scritto da Italo Calvino. Ne sono stata molto incuriosita ma, la cosa che mi è piaciuta di più è stato vedere un suo episodio su YouTube, vivere come i bambini di una volta con la TV in bianco e nero è stato bello, simpatico e piacevole. Mi sono divertita a fare questa nuova esperienza ed è stata favolosa! Una volta mi è capitato di vedere su in alto nel cielo una bellissima sirena, seduta su uno scoglio che muoveva la coda e mi salutava, e adesso che lo conosco se ci penso ancora mi viene da pensare proprio a Marcovaldo, che si perde nei minimi dettagli, come ho fatto io con quella nuvola. Giulia Marguccio

marcovaldo1Abbiamo incontrato Susanna Mattiangeli e mi ricordo quella volta che sono stato Marcovaldo….
Nella casa dei nonni vidi una lucertola e la seguii….. Ad un certo punto sentii uno scricchiolio sulla suola della scarpa e vidi: era la coda della lucertola! Non riuscivo a crederci ma la lucertola non era morta anzi viva! Raccontai tutto a mamma che mi disse che alla lucertola ricresce la coda. Da quel giorno, dai nonni, mi guardo sempre le scarpe. Beatrice De Astis

Visto che non mi ricordo un giorno che ho fatto come Marcovaldo, provo a farlo ora e provo ad immedesimarmi nei fogli di carta su cui scriviamo. Per me pensano:” Che solletico mi sta facendo il gigante, ahahahah, non smette mai uhuhuhuh, aiuto, non sto bene ahahahahahahahah…. “ e poveri fogli, sempre a ridere! Ma a volte pensano:” Però quando cancella i compiti forte, calcando tantissimo e facendo scarabocchi, mi fa molto male!!!” Andrea Fumel

Pietro e Andrea stavano a Porta di Roma , dovevano andare al reparto sport, ma non trovavano la maglietta dell’Italia. Loro aspettavano con ansia, ma quando le cose andavano sul peggio si resero conto che stavano nel reparto delle femmine. Pietro Latini

Andrea, Enrico e Claudio stavano cercando qualcosa d’interessante da fare al parco.
Si misero a cercare nel prato, niente.
Nel tronco di un albero, niente.
Nella siepe, qualcosa s’intravede…
-Una pietra preistorica!
Disse Andrea.
Claudio ed Enrico andarono a vedere ma, era un sassone di breccia!
Andrea M.

Era estate e stavo giocando a calcio nel giardino. Giocavamo a chi prendeva il palo della porta, vinceva. Era il mio turno, ma invece del palo ho preso in pieno il vetro della finestra accanto alla porta. Siamo subito scappati dietro ad un albero, ridendo. Dopo è entrato il proprietario in casa ed ha urlato come un pazzo! Non abbiamo più finito di ridere. Dopo un po’ però ci hanno scoperti ed io non sono più potuto andare a giocare per tre giorni.  In seguito la sera, a casa ho trovato mia madre e mia sorella Daria che facevano i compiti. Lei va in prima elementare, doveva fare uno più uno, ma siccome ci metteva molto tempo, io l’ho incitata dicendole: “Dai ce la puoi fare. Questa addizione è facile come bere un bicchiere d’acqua”. Dicendo così mi è venta sete, allora sono corso in cucina a bere un bicchiere d’acqua, ma al primo sorso mi sono strozzato. Che giornata incredibile!
Jacopo Vocaturo

Nella mia classe e’ venuta Susanna Mattiangeli, una scrittrice che partecipa al progetto ‘piccoli maestri’ e va nelle scuole a leggere libri e a spiegarli. Infatti nella mia classe ha letto un capitolo di un libro di italo calvino che si intitolava marcovaldo. I genitori di questo scrittore erano laureati in botanica cosi’ anche lui voleva diventare un botanico. Questo lavoro, pero’, non lo appassionava molto, cosi’ decise di fare lo scrittore. Lui scriveva libri per tutti sulla natura e nel 1963 ha scritto il libro marcovaldo. Un giorno, quando ero piu’ piccola, anche io ho fatto come marcovaldo. mentre mia mamma stava preparando il bagno a mia sorella, io di nascosto, ho versato dentro la vasca lo shampoo, cosi’ si e’ formata tanta schiuma ed e’ uscita fuori dalla vasca riempiendo tutto il bagno di schiuma. Maria Bianca

Circa un mese fa durante il fine settimana sono andato con il mio papà a Villa Ada, abbiamo giocato con dei bambini e ci siamo divertiti molto. Mentre tornavo a casa, abbiamo visto un po’ nascosto sotto a delle siepi un bellissimo pallone a scacchi gialli e rossi. Non vedendo nessuno nelle vicinanze, lo abbiamo preso e portato a casa. Ero così felice perchè quel pallone mi piaceva molto. Appena sono arrivato a casa ho telefonato a mio cugino Francesco, dicendogli di aver trovato un pallone a Villa Ada. Ma lui mi ha chiesto se il pallone aveva delle iniziali scritte in rosso (F.P.) perché il giorno prima aveva perso un pallone uguale a Villa Ada. Ho scoperto di avere ritrovato il pallone di mio cugino. Andrea Gentili

Mi ricordo mi sento come Marcovaldo quando do fastidio a mio fratello dandogli degli schiaffetti e ripetendo quello che dice lui, facendolo innervosire come pochi. Quando mamma ci sente, si arrabbia tantissimo come un drago sputafuoco. Alessandra B.

Mi ricordo un giorno in cui mi sono sentita come Marcovaldo. Ero andata a trovare la mia nonna paterna, ci siamo portati il mio cane e mentre ci stavo giocando, mi ha morso. Ero un po’ abbattuta ma poi mi è passato. Dopo sono andata a salutare anche la mia nonna materna. Nel suo giardino sono salita sull’altalena e sono cascata facendo una capriola all’indietro. Sono rimasta addolorata e colpita perché quel giorno sono stata molto sfortunata. Giulia Ribeca 4a

Domenica stavo giocando a calcio con i miei amici, noi quando tiravamo prendevamo sempre qualcuno in faccia. Io dissi: «che fortuna! non mi e’ ancora arrivata una pallonata in faccia!» dopo un paio di minuti hanno tirato una pallonata e mi hanno preso in faccia. Mentre stavo in porta ho parato di nuovo una pallonata di faccia e sono rimasto a terra, poi ho alzato lo sguardo e ho visto una palla che si stava per scaraventare sulla mia faccia dopo un altro po’ stavo salvando un goal in scivolata, ma mi sono buttato troppo forte e ho sbattuto la gamba cosi’ forte perché il giardino era piastrellato. A fine pomeriggio, mentre andavamo a prendere un gelato sono andato addosso a una ciotola piena d’acqua che mi si è rovesciata sui pantaloni e tutti hanno riso. Mi sono chiesto perché qualcuno chi lascia una ciotola piena d’acqua in mezzo alla strada.
Ecco quando mi sono sentito Marcovaldo . Alessandro Leppe

Una volta sono stata anche io Marcovaldo, non ricordo molto bene perché avevo 2 anni, quando in un albergo accidentalmente ho fatto la ….. mentre facevo il bagno. Ora a raccontarlo mi vergogno, però mi fa tanto ridere. Eva Presta

Una volta anche io sono stata Marcovaldo, quando da piccola ero nella mia casa in Calabria, per quanto è grande mi sono persa. Allora è andata così: avevo circa sei anni, mia nonna mi aveva mandato a prendere una cosa in mansarda, stavo salendo le scale dato che la mia casa è divisa in due parti uguali non sapevo quale strada prendere allora dalle scale ho strillato nonna vieni a prendermi non so dove sono. Alla fine mia nonna è salita e mi ha riportato giù, ma non so ancora come ho fatto questo pasticcio. Eva Presta

Mi stavo preparando per andare a scuola, uscendo fuori dalla porta, ho messo un piede storto e mi sono fatto due piani di scale con il didietro. Fuori dal portone dò una facciata addosso al petto di una signora. Imbocco la stradina, ma salendo in macchina dò una craniata al finestrino perché mia nonna si era fermata in modo brusco. Finalmente sono al campo sportivo per fare l’allenamento e ad un certo punto do una botta al palo della porta. Iniziata la partita, faccio un bel tiro e faccio goal, ma cado per terra. A fine giornata mi sono ritrovato sul letto con cerotti, bernoccoli, ferite, sangue che ancora usciva e un occhio nero. In quella giornata sono stato non sbadato, ma sbadato alla Marcovaldo. Valerio T.

Ho notato che in campagna, a casa dei nonni le lucertole non hanno la coda e allora mi sono chiesta il perché. Poi ho scoperto che Luna, il mio cane, rincorreva le lucertole e gli staccava la coda. Gea

Io una volta prima di andare a calcio, mentre aspettavo mia mamma, visto che io sono molto curioso ho messo le mani un po’ dovunque e, ad un certo punto, mentre toccavo un mobile mio fratello mi ha spaventato e io ho sbattuto contro il mobile facendo cadere i quadri che poi ho nascosto, salvandomi.  Alessandro Iannini

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Consigli di lettura per le vacanze

Una docente di un liceo romano ci ha scritto chiedendo consiglio su quali letture proporre ai suoi studenti, di 17-18 anni, per la pausa scolastica imminente. Parlandone nella nostra mailing list, è venuta fuori un po’ per gioco, un po’ per amore, questa piccola raccolta di suggerimenti che condividiamo con piacere.

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Ne approfittiamo per augurarvi buone vacanze e, ovviamente, buone letture.


Sandra Petrignani

Consiglio Lessico famigliare di Natalia Ginzburg (di cui nel luglio del 2016 ricorre il centenario della nascita), perché ragazzi così giovani sanno poco, se non niente, della generazione dei nonni e bisnonni, della loro vita quotidiana sotto il fascismo e durante la guerra. E poco sanno delle origini di una leggendaria casa editrice italiana, l’Einaudi e dei suoi primissimi collaboratori, Leone e Natalia Ginzburg, Cesare Pavese, e poi Italo Calvino, Felice Balbo… oltre naturalmente al fondatore Giulio Einaudi. Lessico è la storia di una prestigiosa famiglia torinese: il padre Giuseppe Levi, insigne scienziato, dal carattere burbero e divertente, la madre che è il suo esatto contrario, i cinque figli che, in un modo o nell’altro entreranno nella Resistenza. Ma la Storia è sullo sfondo: in primo piano c’è, irresistibile, la storia della vita famigliare, con la sua lingua, i suoi bisticci, l’intimità dolce e un po’ ridicola dei suoi protagonisti, visti dalla più piccola del gruppo, Natalia bambina, appunto, che diventerà una grande scrittrice e una colonna di quella casa editrice, nata da una scommessa ambiziosisima di suoi tre amici.

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Elena Stancanelli

Il posto di Annie Ernaux.
A me sembra un libro bellissimo.

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Chiara Mezzalama

La vita davanti a sé è un romanzo di Romain Gary uscito nel 1975 che racconta la storia di Momo, un ragazzino orfano che viene cresciuto da Madame Rosa nel quartiere multietnico di Parigi, Belleville. È un libro per ridere e per piangere, una storia avvincente che spiega molta della complessità sociale, culturale e religiosa che ancora oggi contraddistingue Parigi e di cui gli effetti negativi prendono le forme della violenza estrema che ha colpito la città in tempi molto recenti. Il romanzo ha vinto il prestigioso premio francese Goncourt.

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Giorgio Fontana

Walter Tevis, La regina degli scacchi Non importa se non vi piacciono gli scacchi. Certo, se vi piacciono il valore di questo libro schizza alle stelle: ma la sua magia sta proprio nell’affascinare anche chi non sa nemmeno come si muove un alfiere. Fin dalla prima pagina Tevis vi trascina nel mondo complicato di Beth, piccola scacchista orfana di enorme talento: vi guida con mano sicura attraverso le fasi del successo, del fallimento, del riscatto, dell’abbandono.

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Roberto Carvelli

Il mio consiglio di Natale è un libro facile da trovare e facile da leggere. Con l’unica difficoltà della lunghezza che però si presta ai giorni di festa e ai suoi tempi liberi. Si intitola I miserabili ed è stato pensato dal suo autore Victor Hugo come quello che oggi potrebbe chiamarsi un serial. In 48 libri (considerando la media delle serie circa un 4 stagioni, insomma). Il suo protagonista, a cui vi affezionerete, è Jean Valjean ma il libro presenta degli altri personaggi meravigliosamente affascinanti. Sia nel bene che nel male. E, in fondo, una circostanza questa (di avere personaggi secondari interessanti quanto quelli protagonisti) che fa pensare a tanti possibili spin off. Ecco un altro motivo per leggere I miserabili come un libro vecchio che ha però ancora tante cose da dirci. Almeno quanto i serial. Un teatro in cui si alternano bassezza e grandiosità dell’animo umano, storia generale e vicende personali. Come, nel bene e nel male, accade anche nei serial. E nella vita.

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Monica Bartolini

Perché un diciassettenne dovrebbe leggere Blacklands della scrittrice inglese Belinda Bauer? Perché è un thriller dalle mille sfaccettature e perché ve lo consiglia l’autrice stessa, alla quale ho potuto parlare del progetto Piccoli Maestri e di come mi sia innamorata del suo romanzo, vincitore del Golden Dagger Award nel 2010. “Blacklands parla di un ragazzo che sta cercando di trovare il corpo di un ragazzino ucciso e scrive al killer per chiedergli di aiutarlo. Ho scritto questo romanzo per persone come voi, benché sia a volte un po’ duro da leggere a causa delle situazioni di paura e pericolo, ma so bene che paura e pericolo fanno parte dell’essenza di un adolescente, perfino più che per un adulto. Quindi, anche se è un libro per adulti, penso che voi siate la miglior audience che Blacklands possa avere. Spero vi piaccia e se aveste qualche domanda in merito, sarei felice di rispondervi.

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Alessandro Bignami

Io consiglierei Il sistema periodico di Primo Levi, perché secondo me è il libro in cui l’autore esprime al meglio tutta la sua grandezza, fatta di leggerezza, ironia, forza morale e sublime gioco linguistico. E poi perché le ultime righe dell’ultimo elemento sono indimenticabili e mi mettono i brividi ogni volta che le rileggo come fosse la prima volta. Uno stato di grazia.

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Giorgio Fontana

Virginia Woolf, Gita al faro
Non fate come me, che ho atteso troppo per leggere questo splendido romanzo – uno dei capolavori della narrativa contemporanea. Non è un libro facile, ma evviva: è tempo di confrontarsi con letture di questo tipo, no? E la prosa di Woolf irradia una luce talmente forte – i personaggi sono tratteggiati in modo così perfetto – che sono sicuro ne subirete il fascino.

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Elisabetta Mastrocola

Consiglierei Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Il clima è affascinante e inquietante e se per certi aspetti sembra una rievocazione degli anni 60, tutte le tematiche sono ancora talmente attuali e pressanti da fare dimenticare il contesto temporale. Allora come oggi l’infanzia più o meno solitaria, la xenofobia, l’emarginazione del diverso, la sessualità, la condizione femminile … Ma anche la libertà, il coraggio delle proprie azioni, delle proprie idee, dell’essere tanto sé stessi da ritrovarsi soli, almeno in apparenza, almeno fino a un certo punto. Momenti crudi e inaspettati slanci di tenerezza che possono trovare la pausa ideale per essere assaporati, durante queste feste dai tanti significati. Premio Pulitzer 1960. Consiglierei anche il film intrepretato fra gli altri da uno strepitoso Gregory Peck.

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Filippo Tuena

Ho un debito col mio professore di lettere del ginnasio. Provo a saldarlo qui, anche se forse è off-topic. IV ginnasio, sezione C del Liceo Goffredo Mameli a Roma; anno 1967-68. Il professor Pietro Bottini, nobile di Lucca con la passione dei libri istituì la biblioteca di classe. 64 libri; 32 scelti da ciascuno di noi studenti; 32 scelti da lui. Avevamo l’obbligo (o quasi) di leggere almeno un libro al mese. Libera scelta, tra quelli proposti da noi e quelli selezionati da lui. Se ci penso adesso, mi pare gran gesto di liberalità. Alla fine, senza imporsi, lessi quasi esclusivamente i titoli che ci aveva suggerito. Ne rammento due:
Cronaca familiare di Vasco Pratoliniil primo libro su cui ho versato lacrime.
Un salto nel buio di Mario Bonfantini, racconta la sua fuga dal treno merci che, dopo l’8 settembre, doveva condurlo in Germania in un campo di prigionia e, forse, alla morte. Saltò, come dice il titolo, dal vagone e si diede alla macchia e alla Resistenza in Piemonte. Bonfantini è stato autore Einaudi, consulente per quella casa editrice, traduttore di Proust. Con quel libro – edito da Feltrinelli con una copertina di tela rigida rossa su cui spiccava in nero la silouette di un uomo che saltava da un treno in corsa – vinse il Premio Bagutta Opera Prima nel 1960. Nel 1991 ricevetti anch’io quel premio e quando entrai nel ristorante dove lo si assegna, notai il suo nome scritto sul muro, assieme a quelli di tutti gli altri premiati che nel corso di trent’anni s’erano succeduti. Mi sarebbe piaciuto raccontare al professor di quella coincidenza. Ma era già anziano nel 1967, prossimo alla pensione, e nel 1991 probabilmente morto da tempo.”

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Ninna nanna (per piccoli criminali)

Riprendiamo, con piacere, le proposte di lettura per gli appuntamenti futuri dei Piccoli Maestri. È il turno di Debora Ferretti che ci presenta Ninna nanna per piccoli criminali di Heather O’Neill.

Ninna nanna per piccoli criminali ridefinisce i concetti di infanzia, di casa, di prendersi cura, di paternità e maternità. In questo romanzo nulla di ciò che ha a che fare con la famiglia aderisce alla norma: un ragazzo che diventa padre a quindici anni; una madre disturbata che grava senza dignità sul figlio adolescente; una dodicenne che si barcamena tra vagabondaggi, droga e prostituzione; una madre affidataria impietosa e distratta. Qui non sono i grandi a scortare i piccoli nella crescita, qui manca del tutto la separazione tra accudito e accudente, tra chi è responsabile e chi deve imparare a esserlo. Dice bene la protagonista: «Se i miei genitori fossero stati adulti non mi avrebbero chiamata Baby». E infatti in questo racconto di emarginazione sociale e affettiva, manca la linea di demarcazione tra adulti e bambini: ognuno, grande o piccolo, compie il medesimo sforzo di sopravvivenza e rinascita quotidiana. Ecco perché non ci si schiera dalla parte di nessuno, perché sono tutti miserabili e bisognosi allo stesso modo, tutti vittime di sé, degli eventi, delle condizioni, di qualcun altro. Ninna nanna per piccoli criminali è un trattato implacabile sull’influenza dell’ambiente sociale e sulle occasioni che la vita ti toglie già in partenza. È uno scorcio sul degrado e la deviazione, sulla cattiveria e la solitudine del diventare grandi prima del tempo. Ma è anche un’invocazione a chiamarsi fuori da un’esistenza che sembra già scritta, a comandare gli eventi che ci circondano, a fare storia a parte. Una fiaba della crudeltà e della speranza.

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Trovare la porta principale

Diamo il benvenuto a bordo ad Alessandro Bignami, innamorato dei personaggi nati dalla penna di Joan Didion e di tutto il mondo che li circonda.

Gli scrittori sono come case, in quel piccolo o grande susseguirsi di stanze c’è tutto il loro mondo, e io ho sempre pensato che per entrare in ognuno di loro, per amarli, bisogna farlo dalla porta principale. E la porta principale è la loro opera più significativa per la stagione della nostra vita in cui la affrontiamo, e quindi può essere diversa per ognuno di noi. Entrare in casa di uno scrittore nel modo sbagliato può essere letale, perché leggere un libro non adatto al momento che stiamo vivendo può portarci ad abbandonare per sempre un autore che invece potrebbe avere tanto da darci.

È quello che ho rischiato succedesse a me con Joan Didion, diversi anni fa: un paio di libri letti, un tiepido apprezzamento e nulla più. Poi, per caso, ho trovato la “mia” porta principale della casa di questa straordinaria scrittrice, Bei tempi andati, il racconto in dieci pagine di cosa significò per lei essere giovani a New York e poi capire, in un lampo e con assoluta certezza, di non esserlo più. Una volta entrato, forte di quella chiave, ho ripreso in mano Diglielo da parte mia, che invece è un romanzo, ed è stato come indossare degli occhiali e vedere limpido ciò che prima mi era apparso confuso: due donne, due grandi personaggi, protagonista e testimone di un viaggio allucinato, descritto con uno stile caldo e distante allo stesso tempo, uno stile inconfondibile, che da qualche parte dentro di me è andato a completare qualcosa. Perché, parafrasando la Didion, un libro importante, letto nel momento giusto, è come una porta girevole: si entra in un modo e si esce in un altro, altrove, cambiati per sempre.

Fuga senza fine

Fuga senza fine di Joseph Roth è il libro che Giorgio Fontana ha deciso di proporre per i Piccoli Maestri. Ringraziandolo nuovamente per l’entusiasmo con cui ha abbracciato il progetto, leggiamo ora alcune delle ragioni che hanno ispirato la sua scelta.

fugarothUno degli aspetti che mi ha sempre attratto di Fuga senza fine è la sua paradossale attualità. Certo, si rende sempre cattivo servizio a un libro quando lo si giudica in base agli umori del tempo, alla sua capacità di intercettarli anche se sullo sfondo di un’altra epoca. Ma leggendo le avventure di Franz Tunda — questa incarnazione dello spaesamento moderno, quest’uomo che ha cambiato due volte nome, che è stato soldato dell’Impero austriaco, rivoluzionario ardente, amante geloso, direttore di un cinema, abitante del Caucaso, disoccupato a Vienna, scrittore a Berlino, girovago senza un soldo a Parigi — leggendo le avventure di Tunda ho sempre provato uno strano senso di immedesimazione. Non perché abbia vissuto una vita tanto avventurosa, ovviamente: ma perché la sua “fuga senza fine” mi ricorda, almeno in spirito, il senso di inquietudine che accompagna questi anni. Quel desiderio sfrenato di libertà. Quel sentirsi a volte senza scopo, senza un fattore unificante: migliaia di esperienze diverse, e nessuno sfondo entro cui raccoglierle. Quella percezione di sé stessi come stranieri; l’eccitazione febbrile che a volte tale condizione regala — sfidare il mondo senza compromessi, disperdersi, raccogliere tutto il proprio coraggio — e il terrore, infine, di ritrovarsi come Tunda la mattina del 27 agosto 1926: “superfluo come nessun altro al mondo”.

Fanfan

Diamo il benvenuto a bordo alla scrittrice Debora Ferretti, che ringraziamo per l’entusiasmo con cui ha abbracciato il progetto Piccoli Maestri. In attesa del primo incontro con gli studenti, Debora ci presenta una delle sue proposte di lettura: Fanfan di Alexandre Jardin.

FanfanFanfan è il romanzo dell’adolescenza. Non perché i protagonisti sono poco più che adolescenti, ma perché celebra alcune tra le pulsioni più determinanti in questa età della vita: l’amore, la  carnalità e l’affrancarsi dai genitori, dalla loro condotta e dalla loro morale.
Alexandre Jardin scrive Fanfan – il suo terzo romanzo – a ventiquattro anni. Il protagonista, che si chiama come lui e ha più o meno la sua stessa età, è un discendente di Robinson Crusoé dal quale ha ereditato determinazione e forza di volontà. Proprio come il naufrago ha resistito alle forze della natura, Alexandre sceglie di resistere a un aspetto potente della natura umana: la passione fisica, il richiamo dei sensi. Perché un ventenne degli anni ’90 si mette in testa un’idea del genere?

Perché “a nessun costo vuole farsi guidare dai cromosomi dei suoi genitori”. Loro, i grandi, lo hanno disilluso e mortificato quando aveva tredici anni, gli hanno sbattuto in faccia la debolezza dei sentimenti rispetto allo strapotere della sensualità. E lui ha reagito. In maniera del tutto anacronistica Alexandre rifiuta in consumismo affettivo e si propone come paladino dell’amore romantico, l’amore che sa aspettare, che si nutre di attesa per crescere e durare. In Jardin il tema dell’usura dei sentimenti è nodale. Fanfan è la lotta tra desiderio estemporaneo e desiderio di infinito, tra la veemenza del subito e la bellezza della prospettiva. Nella società che ha perso di vista il lungo termine, dove si ragiona per istanti e il disfacimento delle relazioni è diventato prassi, il romanzo di Jardin è un’occasione, un vero e proprio manifesto contro il vizio al consumo e l’assuefazione alla perdita.

Je me souviens (Mi ricordo)

Diamo il benvenuto al 2014 presentando una delle proposte di lettura dei Piccoli Maestri per l’anno nuovo. Ne approfittiamo per accogliere ufficialmente a bordo Matteo B Bianchi e ringraziarlo per l’entusiasmo con cui si è avvicinato al progetto. Sarà un compagno di squadra prezioso per il gruppo milanese.

perecGeorges Perec è stato uno dei più geniali e innovativi scrittori francesi del secolo scorso. Romanziere, saggista, regista, grande appassionato di enigmistica, nei suoi libri ha voluto sperimentare con i generi e giocare con la lingua, producendo testi sorprendenti e originalissimi. Fondatore del gruppo letterario OULIPO insieme a Italo Calvino e Raymond Queneau, ha ottenuto alcuni dei più grandi riconoscimenti letterari in patria, fra i quali il Prix Médicis nel 1978. Dopo la sua morte precoce, avvenuta all’età di soli 46 anni, gli sono state attribuite varie onorificenze, la più curiosa di tutti è quella di aver dato il suo nome a un asteroide di recente scoperta. Un omaggio così bizzarro che è facile ipotizzare che lui stesso l’avrebbe gradito molto. Continua a leggere

Conrad, intervista impossibile

secretIl compagno segreto di Joseph Conrad è stato il secondo libro letto dai Piccoli Maestri, il 21 novembre del 2011 presso il centro di accoglienza giovanile Matemù.  A distanza di due anni, Lorenzo Pavolini sarà felice di riproporlo, mercoledì 4 dicembre,agli studenti del Liceo Anco Marzio di Ostia. In vista di questo appuntamento, Lorenzo Pavolini ci ha gentilmente concesso di riportare un suo testo, pubblicato in Ti vengo a cercare (Einaudi 2011). Si tratta di un’intervista impossibile a Joseph Conrad. Il compagno segreto, il racconto di cui Lorenzo si accinge a parlare, è al centro delle domande che il bizzarro intervistatore pone a Joseph Conrad. Ringraziamo di cuore Lorenzo Pavolini per questo regalo.

Perché Conrad
Tutte le volte che vedo passare una nave, aliscafo o petroliera, persino i vaporetti in laguna, anche quando una barca di pescatori rientra in porto inseguita dai gabbiani, penso a Joseph Conrad che sta nascosto da qualche parte nello scafo, più esattamente cerco, in un piccolo oblò, di scorgere il suo profilo dubbioso, il suo fragile coraggio. E penso che anche lui ci veda lì a terra. E anzi sospetti con orrore che stiamo per gettarci in acqua per raggiungerlo a nuoto.

Lorenzo Pavolini incontra Joseph Conrad
C – Joseph Conrad
I – intervistatore

C – É notte. Intorno a noi è calato il buio… un buio speciale… di quelle oscurità che scendono dopo il crepuscolo su una terra sconosciuta… in un angolo di mare straniero per sempre… E io che parlo sarei Joseph Conrad. Intanto incedo sul ponte … Ho assunto il mio primo comando oggi stesso, come al solito… Lasciato il porto fluviale di Ho Trubang Feng Yo To Ba eccetera eccetera… Ridisceso la corrente fino alla foce. La bonaccia ora costringe l’imbarcazione (sottovoce) – ci costringe – alla fonda. Nella quiete di vento e sotto un cielo velato di umidità: non vedo nessuno, niente.  Mi sento estraneo alla barca, all’equipaggio… e in fondo anche a me stesso. Capita quasi sempre – dicevo: come al solito – quando sto per cominciare… un racconto.
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A Torino con il gatto Venerdì

Giovedì 7 febbraio, Serena Gaudino racconterà alle classi quarte della scuola Gabelli di Torino la storia de Il gatto Venerdì di Jutta Richter. Siamo felici di tornare nel capoluogo piemontese, dove tra l’altro è cominciata quest’anno la nostra avventura. Per l’occasione Serena ci presenta il libro di cui parlerà ai bambini della Gabelli. Buona lettura.

La storia del gatto Venerdì è una storia sbilenca: un gatto che parla, una bambina che non sa contare, un bambino col nome buffo, un reverendo con gli occhi grandi e cattivi, un papà e una mamma distanti. Non fisicamente lontani, fridaycatma troppo reali. Troppo fisici. Mentre Christine ha bisogno di sciogliersi ancora in una realtà che non capisce tanto. In una realtà che va a cavallo del sogno. Che si sposta a secondo di quanto e come si sposta lei.

La spiritualità di Jutta Richter, una delle più apprezzate scrittrici per bambini in Germania, è un tripudio di verità. La sua scrittura anche lì dove accenna a Adamo e a Eva, al serpente, alla mela, alla storia del peccato originale, è una scrittura che apre gli occhi che chiede ai bambini di svegliarsi, di credere a sé più che a quel che gli viene detto. E risulta sghemba, sbilenca, appunto. Sbilanciata. Ma deliziosamente ironica e profonda. Sul bordo dell’incoerenza la Richter fa galleggiare le parole e le salda insieme, come pietruzze di un mosaico. Continua a leggere