bambina-perduta

Commuoversi

Gratifica non poco quando al termine di un incontro nelle scuole sia il docente che l’autore coinvolti  scrivono per raccontare come è andata. È successo con Antonella Antonini, docente presso l’IC Galilei di Taranto vecchia, e  Maurizio Cotrona, in missione tra gli studenti per parlare della storia di Lena e Lila, le creature geniali della Ferrante. Scopriamo così con piacere che il report di entrambi si concentra su un momento in particolare che li ha emozionati.

***

bambina-perdutaÈ da diverso tempo ormai che i Piccoli maestri frequentano l’Istituto Comprensivo Galileo Galilei, nelle sedi della città vecchia e del quartiere Tamburi. Un paio di volte Elisabetta Liguori è addirittura tornata durante l’anno, sollecitata dalle richieste dei ragazzi e forse affascinata dal panorama del plesso di Taranto vecchia. Oggi è stato il turno di Maurizio Cotrona, un gigante gentile che ho trovato giù nell’androne della scuola con lo zainetto e quell’aria buona che gli si legge in faccia. Lo scorso anno, parlando di Zanna bianca, ha rapito i miei alunni di prima media, trascinandoli nelle foreste, ricreando il tepore della vita del cane domestico e delle carezze vicino al fuoco. Quest’anno siamo stati più moderni. Maurizio ha proposto L’amica geniale di Elena Ferrante e io, sempre alla ricerca di stimoli che possano spronare i ragazzi a proseguire gli studi ho accettato con entusiasmo. Qui a Taranto l’elevato tasso di dispersione scolastica ci preoccupa non poco. Un anno fa Maurizio sembrava davvero un gigante tra i bimbi, che piano piano, nel corso della conversazione, avvicinavano sempre più la sedia come a cercare un contatto, fisici come sono, ansiosi di toccare e accarezzare Zanna bianca. Quest’anno invece è stato un discorso tra pari: i ragazzi di terza, già grandicelli, gli si sono disposti attorno a semicerchio, si sono fatti spiegare chi sono e cosa fanno i Piccoli maestri e sono rimasti ad ascoltarlo. Maurizio, superando le inutili chiacchere sul caso Ferrante, è entrato subito nel vivo della storia: Lena e Lila, la loro amicizia, le loro sfide, le loro scelte, le loro sconfitte. In un attimo non era più del libro che stavamo parlando: Lila, la protagonista è costretta a lasciare la scuola, per il doppio pregiudizio che non permette alle famiglie povere di far studiare i figli, in particolare le ragazze. Lena invece, andrà a scuola, e quando gli insuccessi arrivano al primo anno di ginnasio, la madre, il personaggio forse meno adatto a dare incoraggiamenti e che anzi, ha sempre contribuito a incrementare le insicurezze della figlia, dice: “Non sta scritto da nessuna parte che non ce la puoi fare.” Con questo messaggio, con la voce rotta di commozione, per la poesia del romanzo che descrive la situazione nella quale vivono i miei alunni di Taranto, scoraggiati e sconfitti già in partenza nella ricerca di un futuro fatto di lavoro e stabilità al quale si contrappone la situazione estremamente precaria in cui vivono con i loro genitori, termina la nostra lettura insieme. Giornate come questa, l’impegno con cui Maurizio si è dedicato a noi, credo siano preziosi. È come se avesse lasciato un piccolo seme di speranza, che spero ogni giorno di veder crescere nei miei ragazzi. Grazie di cuore. Antonella Antonini

***

Commuoversi.
Ieri, in missione per i Piccoli Maestri, ho letto alcune pagine de L’amica geniale di Elena Ferrante in una terza media dell’I.C. Galileo Galilei di Taranto. Anche se la classe era a ranghi ridotti per un falso allarme wind day (nei giorni di vento le scuole dei Tamburi chiudono), ho trascorso un paio d’ore con una decina di bambini silenziosi, educati, curiosi. Una meraviglia. Io e la loro insegnante (Antonella Antonini), abbiamo scelto un libro che trattasse, senza filtri, tematiche a loro vicine: l’amicizia, la “cattiveria” dei bambini, il valore dello studio, il rapporto con la paura. A un certo punto ho letto una pagina in cui Lena, una delle protagoniste del libro, riceve un incoraggiamento inatteso in un momento difficile. “Non sta scritto da nessuna parte che non ce la puoi fare”, le dice sua madre. Ho dovuto interrompere la lettura e allontanarmi di qualche passo per nascondere un irrefrenabile moto di commozione. Avevo letto diverse volte questo passaggio ma, mentre pronunciavo quelle parole di fronte a ragazzini che avranno così tanto bisogno di sentirsele dire, non ho retto.

Più tardi mi sono interrogato su quello che mi era successo, cercando di ritrovare il filo interiore che era stato tirato. Ho fatto l’elenco delle persone che mi hanno dato un incoraggiamento simile a quello ricevuto da Lena: i miei genitori, zia Adria, Michele Trecca, Alessandra Gambetti. Tanti altri mi hanno voluto bene in molti modi, ma un “non sta scritto da nessuna parte che non ce la puoi fare” mi è arrivato da loro cinque. Eppure, rimango con la sensazione di dimenticare qualcuno, proprio quello a cui erano dedicate le mie lacrime. Chiunque tu sia, mi ricorderò di te.
Maurizio Cotrona

gyros2

Tom Cruise, Spielberg, Philip Dick e la tutina zentai

Leggere Dick a ottanta ragazzi delle medie in novanta minuti è forse un’opera di fantascienza estrema superiore alla migliore stagione di Black Mirror. Ma per chi come me guarda poca tv è bastata l’incoscienza dell’entusiasmo per tentare l’impresa. Quindi ho indossato uno dei miei vestiti migliori e sono andato all’incontro per Piccoli Maestri. Il problema è che il racconto in questione è Minority Report, uno scritto del ’56 che poi scritto benissimo non è. Inoltre esiste il film, diretto da Spielberg, non so se mi spiego. Con Tom Cruise. E un giovanissimo Colin Farrel. Ne vogliamo parlare?

min_rep_group

Mentre mi dirigevo all’I.C. Anna Fraentzel Celli di via Fiorentini, l’entusiasmo ha iniziato a cedere il posto a quell’ansia che ti allerta di un imminente pericolo. Ho cominciato a visualizzare il teatro della scuola e tutti quei ragazzini iperstimolati da smartphone, tablet e pc pronti a sbranarmi per averli ammorbati senza pietà. Perché diciamocelo: certi libri immensi spesso sono immensi solo per alcune generazioni o per alcune generazioni di certi ceti sociali. O per alcune generazioni di alcuni ceti sociali di alcuni territori. Per il resto sono parole che vogliono fare a botte con le reti neuronali del cervello. Sono parole, in questo periodo storico, che vogliono rallentare un cervello abituato a correre su più livelli. Dopo aver posteggiato mi sentivo sconfitto. A volte ragionare troppo ci può distruggere. Al bar mi sono detto: Grammatico qual è il tuo obiettivo? Stupirli con la tutina zentai o appassionarli alla lettura? Niente di tutto ciò. Io volevo condividere con loro tutte le mie paure. Dick era l’uomo con più ossessioni che abbia mai incontrato eppure ogni sua ossessione era un motivo per narrare un presente che ormai dura da oltre 50 anni. Dick era tutti i miei dubbi da adolescente e poi quelli da giovane e ora quelli da adulto e padre. Minority report era la mia paura di non essere libero e di non poter insegnare ai miei figli ad esserlo.

Obiettivo trovato! Sarà stato il caffè, ma avevo deciso. Vada per la lettura, vada per la tutina zentai, vada per gli spezzoni con Tom Cruise tossico che scappa come Rambo (non commento, ma mi avete capito), ma tutto ciò deve portare a qualcosa. Quel qualcosa che possa accomunare me e loro. Quando la lettura è iniziata, ogni cosa che avevo previsto prese vita. Quei ragazzi non leggevano. Qualcuno su Whattpad, ma per il resto volevano “vedere di cosa stavamo parlando, non ascoltare me. Cinque minuti di lettura e li sentivo ribollire di tedio. Poi gli sparavo Tom Cruise che non voleva cedere al proprio destino e li vedevi drizzarsi sulle sedie. Riprendevo a leggere e il mormorio di “nooo” si sollevava come una marea inquinata. Dick del resto gli raccontava la storia di un uovo calvo, grasso e anziano che non voleva andare in pensione e che si sentiva braccato da un complotto ordito da mezzo pianeta. Spielberg invece gli mostrava un bel giovanotto forte che era disposto a sfidare chiunque, anche gli dei!

La lotta era impari: la mia voce con accento siciliano contro le immagini dark di un Tom Cruise fuggitivo e mai spettinato. Eppure qualcosa dentro quei ragazzi si agitava. E non era la noia. Era la voglia di auto affermarsi. Il desiderio di poter dire “anche io sono libero”. C’era Alessio che faceva l’arbitro di calcio e che sosteneva di aver scelto senza condizionamenti. Lui che fiero raccontava che in famiglia tutti (tutti) erano esperti di calcio. Poi c’era Mario che sapeva degli algoritmi di google che facilitano le ricerche e dei banner pubblicitari che appaiono in base ai tuoi gusti, ma non è stato molto apprezzato dai compagni che insistevano con il dire che loro cercano liberamente i contenuti in rete. Per ognuno di qui ragazzi nessuno poteva gestire il futuro che stavano costruendo ed io, spaventato dal contrario, non potevo fargli cambiare idea. Inutile raccontargli che il sistema precrimine di Dick si era quasi avverato con un progetto americano sui big data che prevedeva il rilascio condizionato per alcuni crimini sulla base proprio dei tuoi dati personali raccolti dalla rete. Se le probabilità di commettere il reato sono basse, il detenuto riceve la possibilità di una pena ridotta.

Nulla riusciva a spaventare quei ragazzi. La mia paura, non era lo loro. La mia narrazione era diversa. Finché non è arrivata lei, una ragazzina di cui non so il nome che senza esitare ha risposto all’ultima domanda. Una ragazzina che sembrava potesse essere tutti i ragazzini lì presenti. Una fanciulla seduta sulle ultime file, voce di una mente collettiva che ci stava assorbendo tutti. “Come facciamo, allora, a prevedere il futuro, a ridurre l’incertezza con cui dobbiamo fare i conti ogni momento?” “Sognandolo!”, risponde lei, senza alzare la mano, come se ci fossimo solo noi due seduti uno di fronte all’altro.

Sognandolo, dice e l’incontro termina lì, senza saluti. In quella parola ci siamo detti tutto.
Dick, io, Spielberg, Tom Cruise, Farrel, i professori, la preside, tutti nudi di fronte a una dodicenne dalla voce assertiva. Sognare il futuro ci accomunava tutti. Ed io che credevo che la tuta zentai mi mettesse un po’ troppo a nudo! Non avrei immaginato che potesse farlo, in modo più disarmante, una ragazza di dodici anni di cui non conosco il nome.

gyros3
27.4.2017. Girolamo Grammatico, piccolo maestro, trascorre qualche ora con gli studenti e le studentesse dell’IC Fraentzel Celli di Roma per leggere Minority report di Philip Dick. Lo ringraziamo per la condivisione di questo report dell’incontro.

jeky_hide_little

Un venerdì mattina con il dottor Jekyll e il signor Hyde

A febbraio Giuseppe Martella ha incontrato gli studenti dell’I. C. A. Fraentzel Celli per parlare con loro di uno dei romanzi più celebri di Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Riceviamo e pubblichiamo con piacere, a distanza di qualche mese, il racconto da parte di Alice, Cassandra, Davide, Edoardo, Elisa, Ervin, Giulia, Lorenzo, Mishelle, Sara, Valerio (II C), Monica (II B), Linda, Sofia e Tatiana (II D).

jekill_hyde
Alice, Cassandra, Davide, Edoardo, Elisa, Ervin, Giulia, Lorenzo, Mishelle, Sara, Valerio (II C)

Un venerdì mattina di scuola, il 19 Febbraio 2016, noi e tutte le altre seconde – che, come ricorda Ervin, sono la C, la D, la A e la B- siamo andate nel teatro della Piccinini, la scuola elementare accanto alla scuola media. Qui abbiamo incontrato Giuseppe Martella, un poeta che fa parte dei Piccoli Maestri, l’associazione che va nelle scuole a leggere e raccontare alcuni libri importanti. A noi hanno portato Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde, scritto da Robert Louis Stevenson, una storia molto interessante in cui il dottor Jekyll, interessato agli studi sulla psiche umana, scopre che con una droga può trasformarsi in Hyde. Giuseppe ci ha chiesto che cosa significasse per noi leggere, se ci piaceva, e ci ha spiegato che, in un certo senso, la scrittura di una storia è un po’ come fare musica. Ha parlato anche dello specchio dello scrittore, cioè del fatto che noi leggendo, ci rispecchiamo nei pensieri di chi scrive e quando ci mettiamo a leggere attentamente, possiamo entrare così dentro alla storia che ci sentiamo i protagonisti.

Dopo aver parlato per un’ora buona, abbiamo cominciato a leggere il libro, – poteva leggere chi ne aveva voglia -, ma prima di iniziare, Giuseppe ha chiesto di stare attenti a tutto quello che ci dava fastidio durante la lettura. Ogni tanto interrompeva per spiegare le parti più complicate da capire, per esempio il contesto storico in cui era ambientata la storia e perché la bambina di cui si parla fosse così affaticata. “Mi ha molto impressionato” – dice Ervin – “la parte della storia in cui l’uomo fa cadere il bimbo di quattro anni, mi ha colpito l’insensibilità di quella “persona””.
“A me invece” – afferma Davide – “è rimasto impresso quando Giuseppe ha detto che mentre leggiamo, dobbiamo stare attenti alla punteggiatura, all’intonazione e alle parole che per noi sono difficili, dobbiamo cercare di sostituirle con parole più semplici”.
“Però la parte più divertente” – aggiungono Edoardo e Valerio – “è stata la risposta di quel ragazzo, vi ricordate: alla domanda “che cos’è un giallo”, ha risposto: “Quando qualcuno muore male””.
“Sì, ma secondo me” – continua Cassandra – “la parte dell’incontro più bella è stata proprio quando ci ha detto di soffermarci non sulle parti belle di un libro, ma su quelle che non ci piacciono, perché a volte è grazie a quelle, che capiamo parti di noi che non comprendevamo o che non ci siamo neanche resi conto di avere”.

Sara pensava che sarebbe stato un incontro noioso e invece non è stato così: “è stato interessante e avvincente e Giuseppe era molto simpatico”. “Sì, anch’io” – dice Elisa –  “rifarei quest’esperienza: ho capito qualcosa in più su come bisogna leggere un libro”.
“È vero,” – dice Alice – “affrontare la tematica dell’horror in questo modo non è stato niente male. E poi è stato bello trovare tutti insieme delle risposte alle domande di Giuseppe, risposte originali e con un senso”.

“Di tutto questo incontro,” – aggiunge Mishelle – “mi è piaciuto molto il modo in cui Giuseppe ha interagito con noi, soprattutto perché ormai di questi tempi sono pochi i ragazzi ai quali piace leggere e quindi in teatro poteva esserci un 98% di persone poco interessate al discorso.
Stranamente, io, che sono una ragazza che non sopporta proprio i libri, di tutti i generi e di tutte le categorie, mi sono interessata, perché in fondo, quando ascolti una cosa e ci stai attenta, quella finisce per interessarti. Almeno a me fa questo effetto”. “Io ho ripensato – conclude Giulia – a quando ci ha detto che ogni volta che leggiamo, ci scordiamo totalmente dove ci troviamo, ed è così, ma non so il perché. A me è piaciuto questo incontro, perché comunque mi piace leggere, non tutto, ma mi piace leggere. E nonostante la mancanza di microfono e un po’ di confusione che ogni tanto facevano alcuni, Giuseppe è riuscito a farsi ascoltare. Appunto per questo mi è rimasta impressa la sua voce”.

Monica (II B)
La trama del libro l’ho trovata molto appassionante, soprattutto verso la fine. Generalmente io leggo libri moderni e non molti classici come questo, che mi è sembrato un po’ complicato dal punto di vista linguistico. A parte questo, il libro mi è piaciuto moltissimo: la descrizione dei personaggi, degli ambienti, della metamorfosi del Dr. Jekill e della netta divisione tra il bene e il male. Anche l’incontro è stato interessante, sia quando il “lettore” ha iniziato a leggere sia quando ci ha spiegato le origini di alcune parole. Il preambolo che lui ha fatto forse è stato un po’ troppo lungo e, infatti, alcuni sembravano annoiarsi, ma io ho gradito molto.

Linda (II D)
La riflessione che lo scrittore induce a fare è molto interessante. Riflettere sulle varie personalità che si nascondono dentro ognuno di noi è molto importante. Secondo me in ognuno di noi vi sono anche più di due personalità, tra cui sicuramente una negativa.

Sofia (II D)
Stevenson ci descrive la tematica del doppio in modo davvero coinvolgente. Mi piacerebbe vedere nella realtà lo sdoppiamento di una persona perché penso che sarebbe buffo, ma anche un po’ pauroso, come nella storia del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde.

Tatiana (II D)
La storia del dottore buono e generoso che riesce a trasformarsi, in una persona cattiva e, quindi completamente diversa da lui, mi ha incuriosito molto perché la trovo un’idea geniale per un racconto.

marcovald2

Cioè Marcovaldo

Lunedì 21 marzo Susanna Mattiangeli è stata ospite della scuola elementare J. Piaget per leggere Marcovaldo. Al termine della chiacchierata hanno visto insieme un episodio dal film con Nanni Loy. I bambini molto attenti e pieni di domande, divertiti dalla lettura ed entusiasti del video. Andando via Susanna ha proposto ai ragazzi di fare caso se qualche volta durante la giornata vivono momenti in cui si sentono come Marcovaldo, se cercano la natura in città, se hanno buffe avventure simili da raccontare e magari da annotare. Deve essere stata molto convincente perché in tempi rapidissimi ha ricevuto 24 microstorie in ‘stile Marcovaldo’, come dicono loro. Alcune sono proprio divertenti, abbiamo pensato che meritassero un posticino qui sul nostro sito. Buona lettura.

marcovaldOggi abbiamo incontrato Susanna Mattiangeli, una scrittrice che fa parte dell’ associazione “Piccoli maestri”. Ci ha letto un libro di Italo Calvino, cioè “Marcovaldo”, e ci ha chiesto di raccontare quando ci siamo sentiti come lui. Beh, devo ammettere che io sono Marcovaldo: ho sempre la testa tra le nuvole, e cerco disperatamente in città qualcosa che mi ricordi la campagna. Mi sono sentita Marcovaldo quando, appena tornata dalla campagna, mi misi a guardare le nuvole di Roma. Mi sembrava di essere di nuovo lì, arrampicata sull’ulivo davanti alla nostra casetta, a guardare il cielo immaginando di toccare quelle figure candide che si muovevano lentamente. Però, ciò che mi riportò alla realtà, furono i rumori delle macchine e l’odore di smog. Feci un sospiro e mi dissi: ”Rassegnati Irene, non troverai niente qui della campagna!”. Ma a ritirarmi quell’ idea dalla testa furono delle margheritine cresciute in un aiuola intorno a un albero. Non mi arrenderò mai!!!
Irene D’Onghia

Oggi in classe ci è venuta a trovare Susanna Mattiangeli, una signora dell’ associazione “Piccoli maestri”. Dopo l’ incontro racconto un fatto che mi è successo in stile Marcovaldo.
Un bel giorno soleggiato d’ estate, sono stato con tutta la mia famiglia da “Idromania”: parco acquatico non molto distante da Roma. Il parco era pieno di scivoli e piscine (c’ era pure l’idromassaggio!). Ero incuriosito dalle “trecce”: due scivoli, uno verde e uno giallo, erano attorcigliati come una treccia sui capelli femminili ed erano chiusi.  Dopo una lunga e noiosa attesa in fila, in cui c’erano dei cartelli che distraevano dalla noia, arrivato il mio turno, proprio mentre ero davanti allo scivolo, stavo per scivolare quando…AHIO!!!! Un’ape mi aveva punto la schiena (proprio al momento giusto!). Sono scivolato comunque, alla fine ho trovato Lollo e gli ho chiesto: “Dov’è Papo?”. Mi sono voltato, e ho sentito una grossa voce provenire da dentro lo scivolo verde gridare “BANZAIIIII!!!”. Un secondo dopo sono stato travolto da mio padre con un calcio in faccia.
A causa dell’ape sono corso in infermeria (non a causa del calcio in faccia!!). Dopo aver visitato la sala giochi con i gettoni ed aver giocato un po’ sono tornato a casa. Anche se frastornato e malridotto, sono riuscito a tornare a casa, per miracolo, tutt’intero. Francesco Misici

Mi sono accorta che anche io posso pensare come Marcovaldo. Infatti da piccola ero curiosa di vedere alla finestra ,ma ero troppo bassa. Perciò, ho aperto tutti i cassetti vicino alla finestra e, ho iniziato a salirli uno dopo l’ altro. Quando mi sono affacciata dalla finestra ho visto diversi alberi,anche se pensavo che tutte le loro foglie fossero uguali. Però, invece di andare in ospedale come Marcovaldo , mi ha scoperto mamma. Aurora

Mentre andavo a casa, non guardavo davanti a me, ma ero girata a parlare con mia mamma e caddi sulle scale. Avendo lo zaino sulle spalle e una busta piena di noci in mano non mi sono potuta parare ,quindi: libri bagnati, perché aveva piovuto e addio noci . I libri finirono subito sul termosifone dove il mio dito ne ha risentito. Arrivata la sera presi i libri dal termosifone , ma avevo paura di metterli nello zaino, perché erano così caldi che lo zaino si sarebbe potuto addirittura sciogliere. Dopo ho capito il perché ed il motivo era , anche se sembra stupido, avevo lasciato i libri sul termosifone dalle 3:00 di pomeriggio alle 8:00 di sera ed era un pò troppo. E’ stata una giornata proprio da Marcovaldo. Giulia Cerini

Era Primavera e in giardino crescevano rose, viole, gardenie e ciclamini.
Flavia stava giocando con la sua cagnolina ad un tratto vide dei bellissimi fiori e pensò di raccoglierli per abbellire la sua stanza. Tornò a casa e prese il giubbotto di suo padre che aveva delle tasche molto grandi. Quando ritornò in giardino con intenzione di coglierli però, c’era il vicino di casa. Decise di ritornare a casa e di ritornare in un altro momento e aspettare che l’uomo se ne andasse. Dopo pochi minuti si accorse che il giardino era vuoto, allora prese il giubbotto e si avvicinò ai fiori , ne raccolse un bel po’ ma quando si girò si accorse che c’era il giardiniere che, intento ad annaffiare, la stava osservando. Lei impaurita lasciò cadere i fiori e fece giusto in tempo a nascondersi dietro una siepe, ma il giardiniere ormai anziano e cieco la bagnò, ma lei muta come un pesce rimase ferma. Passarono ore e ore ed era ormai sera, Flavia un po’ infreddolita decise di tornare a casa ma udì il suono della sirena della polizia ed ebbe molta paura. Fortunatamente, era solo la mamma che non trovando la figlia a casa, aveva chiamato la polizia. Dopo qualche istante Flavia tornò a casa con le gambe tremolanti e tutta bagnata, ad un tratto sentì aprire la porta ed era proprio la mamma con la polizia dietro. Flavia raccontò tutto alla mamma che tanto semplicemente li diede un forte abbraccio ed avvertì che la figlia aveva la febbre e a momenti sveniva , quindi i poliziotti la portarono subito in ospedale e fecero in tempo perché Flavia aveva la febbre altissimissima. Flavia Filabozzi

Oggi è venuta in classe Susanna Mattiangeli che fa parte di un’associazione chiamata “Piccoli maestri”. Ci ha parlato dello scrittore Italo Calvino, che ha scritto tanti libri tra cui “Marcovaldo”. Marcovaldo parla di un signore che si caccia sempre nei guai. Ci ha fatto vedere un filmato tratto da una storia di questo libro. Era molto divertente perché aveva combinato un guaio pazzesco: tutta la sua famiglia aveva preso dalla cassetta della posta degli altri un omaggio un detersivo e per nasconderlo, alla fine tutta la città viene inondata dalla schiuma del detersivo. Una volta sono stata anche io Marcovaldo quando, da piccola, per curiosità ho messo la testa nella lavatrice e ci guardavo dentro: per fortuna era spenta! Eva Presta

Inseguimento: il gatto rincorre il topo e quando lo prende scopre che era finto. Si sentiva umiliato e scoraggiato per essere il cugino del re della foresta e felino domestico che doveva dare regalità alla casa! Lavinia Tittozzi

Più di una volta, quando la mia compagna Lavinia veniva a casa mia, prima di cena correvamo in bagno e ci mettevamo le goccioline d’acqua sulle guance. Uscivamo facendo finta di piangere e con le facce arrabbiate. Questo gioco ha funzionato fino a l’anno scorso. Margherita
Oggi è arrivata Susanna una delle socie del sito “Piccoli Maestri”. E’ venuta in classe per parlarci di “Marcovaldo”, un libro scritto da Italo Calvino. Ne sono stata molto incuriosita ma, la cosa che mi è piaciuta di più è stato vedere un suo episodio su YouTube, vivere come i bambini di una volta con la TV in bianco e nero è stato bello, simpatico e piacevole. Mi sono divertita a fare questa nuova esperienza ed è stata favolosa! Una volta mi è capitato di vedere su in alto nel cielo una bellissima sirena, seduta su uno scoglio che muoveva la coda e mi salutava, e adesso che lo conosco se ci penso ancora mi viene da pensare proprio a Marcovaldo, che si perde nei minimi dettagli, come ho fatto io con quella nuvola. Giulia Marguccio

marcovaldo1Abbiamo incontrato Susanna Mattiangeli e mi ricordo quella volta che sono stato Marcovaldo….
Nella casa dei nonni vidi una lucertola e la seguii….. Ad un certo punto sentii uno scricchiolio sulla suola della scarpa e vidi: era la coda della lucertola! Non riuscivo a crederci ma la lucertola non era morta anzi viva! Raccontai tutto a mamma che mi disse che alla lucertola ricresce la coda. Da quel giorno, dai nonni, mi guardo sempre le scarpe. Beatrice De Astis

Visto che non mi ricordo un giorno che ho fatto come Marcovaldo, provo a farlo ora e provo ad immedesimarmi nei fogli di carta su cui scriviamo. Per me pensano:” Che solletico mi sta facendo il gigante, ahahahah, non smette mai uhuhuhuh, aiuto, non sto bene ahahahahahahahah…. “ e poveri fogli, sempre a ridere! Ma a volte pensano:” Però quando cancella i compiti forte, calcando tantissimo e facendo scarabocchi, mi fa molto male!!!” Andrea Fumel

Pietro e Andrea stavano a Porta di Roma , dovevano andare al reparto sport, ma non trovavano la maglietta dell’Italia. Loro aspettavano con ansia, ma quando le cose andavano sul peggio si resero conto che stavano nel reparto delle femmine. Pietro Latini

Andrea, Enrico e Claudio stavano cercando qualcosa d’interessante da fare al parco.
Si misero a cercare nel prato, niente.
Nel tronco di un albero, niente.
Nella siepe, qualcosa s’intravede…
-Una pietra preistorica!
Disse Andrea.
Claudio ed Enrico andarono a vedere ma, era un sassone di breccia!
Andrea M.

Era estate e stavo giocando a calcio nel giardino. Giocavamo a chi prendeva il palo della porta, vinceva. Era il mio turno, ma invece del palo ho preso in pieno il vetro della finestra accanto alla porta. Siamo subito scappati dietro ad un albero, ridendo. Dopo è entrato il proprietario in casa ed ha urlato come un pazzo! Non abbiamo più finito di ridere. Dopo un po’ però ci hanno scoperti ed io non sono più potuto andare a giocare per tre giorni.  In seguito la sera, a casa ho trovato mia madre e mia sorella Daria che facevano i compiti. Lei va in prima elementare, doveva fare uno più uno, ma siccome ci metteva molto tempo, io l’ho incitata dicendole: “Dai ce la puoi fare. Questa addizione è facile come bere un bicchiere d’acqua”. Dicendo così mi è venta sete, allora sono corso in cucina a bere un bicchiere d’acqua, ma al primo sorso mi sono strozzato. Che giornata incredibile!
Jacopo Vocaturo

Nella mia classe e’ venuta Susanna Mattiangeli, una scrittrice che partecipa al progetto ‘piccoli maestri’ e va nelle scuole a leggere libri e a spiegarli. Infatti nella mia classe ha letto un capitolo di un libro di italo calvino che si intitolava marcovaldo. I genitori di questo scrittore erano laureati in botanica cosi’ anche lui voleva diventare un botanico. Questo lavoro, pero’, non lo appassionava molto, cosi’ decise di fare lo scrittore. Lui scriveva libri per tutti sulla natura e nel 1963 ha scritto il libro marcovaldo. Un giorno, quando ero piu’ piccola, anche io ho fatto come marcovaldo. mentre mia mamma stava preparando il bagno a mia sorella, io di nascosto, ho versato dentro la vasca lo shampoo, cosi’ si e’ formata tanta schiuma ed e’ uscita fuori dalla vasca riempiendo tutto il bagno di schiuma. Maria Bianca

Circa un mese fa durante il fine settimana sono andato con il mio papà a Villa Ada, abbiamo giocato con dei bambini e ci siamo divertiti molto. Mentre tornavo a casa, abbiamo visto un po’ nascosto sotto a delle siepi un bellissimo pallone a scacchi gialli e rossi. Non vedendo nessuno nelle vicinanze, lo abbiamo preso e portato a casa. Ero così felice perchè quel pallone mi piaceva molto. Appena sono arrivato a casa ho telefonato a mio cugino Francesco, dicendogli di aver trovato un pallone a Villa Ada. Ma lui mi ha chiesto se il pallone aveva delle iniziali scritte in rosso (F.P.) perché il giorno prima aveva perso un pallone uguale a Villa Ada. Ho scoperto di avere ritrovato il pallone di mio cugino. Andrea Gentili

Mi ricordo mi sento come Marcovaldo quando do fastidio a mio fratello dandogli degli schiaffetti e ripetendo quello che dice lui, facendolo innervosire come pochi. Quando mamma ci sente, si arrabbia tantissimo come un drago sputafuoco. Alessandra B.

Mi ricordo un giorno in cui mi sono sentita come Marcovaldo. Ero andata a trovare la mia nonna paterna, ci siamo portati il mio cane e mentre ci stavo giocando, mi ha morso. Ero un po’ abbattuta ma poi mi è passato. Dopo sono andata a salutare anche la mia nonna materna. Nel suo giardino sono salita sull’altalena e sono cascata facendo una capriola all’indietro. Sono rimasta addolorata e colpita perché quel giorno sono stata molto sfortunata. Giulia Ribeca 4a

Domenica stavo giocando a calcio con i miei amici, noi quando tiravamo prendevamo sempre qualcuno in faccia. Io dissi: «che fortuna! non mi e’ ancora arrivata una pallonata in faccia!» dopo un paio di minuti hanno tirato una pallonata e mi hanno preso in faccia. Mentre stavo in porta ho parato di nuovo una pallonata di faccia e sono rimasto a terra, poi ho alzato lo sguardo e ho visto una palla che si stava per scaraventare sulla mia faccia dopo un altro po’ stavo salvando un goal in scivolata, ma mi sono buttato troppo forte e ho sbattuto la gamba cosi’ forte perché il giardino era piastrellato. A fine pomeriggio, mentre andavamo a prendere un gelato sono andato addosso a una ciotola piena d’acqua che mi si è rovesciata sui pantaloni e tutti hanno riso. Mi sono chiesto perché qualcuno chi lascia una ciotola piena d’acqua in mezzo alla strada.
Ecco quando mi sono sentito Marcovaldo . Alessandro Leppe

Una volta sono stata anche io Marcovaldo, non ricordo molto bene perché avevo 2 anni, quando in un albergo accidentalmente ho fatto la ….. mentre facevo il bagno. Ora a raccontarlo mi vergogno, però mi fa tanto ridere. Eva Presta

Una volta anche io sono stata Marcovaldo, quando da piccola ero nella mia casa in Calabria, per quanto è grande mi sono persa. Allora è andata così: avevo circa sei anni, mia nonna mi aveva mandato a prendere una cosa in mansarda, stavo salendo le scale dato che la mia casa è divisa in due parti uguali non sapevo quale strada prendere allora dalle scale ho strillato nonna vieni a prendermi non so dove sono. Alla fine mia nonna è salita e mi ha riportato giù, ma non so ancora come ho fatto questo pasticcio. Eva Presta

Mi stavo preparando per andare a scuola, uscendo fuori dalla porta, ho messo un piede storto e mi sono fatto due piani di scale con il didietro. Fuori dal portone dò una facciata addosso al petto di una signora. Imbocco la stradina, ma salendo in macchina dò una craniata al finestrino perché mia nonna si era fermata in modo brusco. Finalmente sono al campo sportivo per fare l’allenamento e ad un certo punto do una botta al palo della porta. Iniziata la partita, faccio un bel tiro e faccio goal, ma cado per terra. A fine giornata mi sono ritrovato sul letto con cerotti, bernoccoli, ferite, sangue che ancora usciva e un occhio nero. In quella giornata sono stato non sbadato, ma sbadato alla Marcovaldo. Valerio T.

Ho notato che in campagna, a casa dei nonni le lucertole non hanno la coda e allora mi sono chiesta il perché. Poi ho scoperto che Luna, il mio cane, rincorreva le lucertole e gli staccava la coda. Gea

Io una volta prima di andare a calcio, mentre aspettavo mia mamma, visto che io sono molto curioso ho messo le mani un po’ dovunque e, ad un certo punto, mentre toccavo un mobile mio fratello mi ha spaventato e io ho sbattuto contro il mobile facendo cadere i quadri che poi ho nascosto, salvandomi.  Alessandro Iannini

six_memo

Gli studenti del Nomentano sulle lezioni americane

six_memoAll’inizio di dicembre, Vanessa Roghi ha incontrato la docente Silvia Vitucci e i suoi suoi studenti presso il liceo Nomentano di Roma. Insieme hanno parlato di Calvino, delle Lezioni americane. La professoressa Vutcci ne aveva già scritto (qui); la parola oggi a Michele, Marta, Annalisa, Valentina. Buona lettura, buon anno dai Piccoli Maestri.

Michele Six memos for the next millennium è sicuramente l’espressione che meglio riassume l’incontro con Vanessa Roghi, essendo anche il titolo originale dell’opera di Calvino. Leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità e visibilità sembravano essere concetti vuoti, che anche dopo la lettura dell’opera faticavano a trovare un significato netto e preciso nella mia testa, poiché mi apparivano come astratti, come se fossero comprensibili solo dopo aver completato lunghi anni di studi; tuttavia la lezione tenuta da Vanessa Roghi, ricca di esempi riferiti al cinema, alla letteratura e all’arte, da Leopardi all’animazione giapponese di Hayao Miyazaki, ha mostrato come le Lezioni Americane siano reali proposte geniali per il terzo millennio, poiché esse contengono l’essenza della letteratura antica, moderna e contemporanea, costituendo delle caratteristiche da sempre e, probabilmente, per sempre presenti nella produzione artistica dell’umanità.

Marta L’incontro con Vanessa Roghi mi ha colpito moltissimo. La lettura delle Lezioni americane era stata sì piacevole, ma forse affrontata da parte mia in senso troppo “leggero”, e purtroppo non nell’accezione proposta da Calvino. Mentre leggevo, le argomentazioni e gli esempi utilizzati restavano impressi nella mia mente, ma appena chiuso il libro mi trovavo a ricercare  il senso della lezione appena terminata, e non lo trovavo.
Quello che era stato difficile da comprendere  è stato genialmente presentato da Vanessa Roghi attraverso riferimenti a film, canzoni, video, immagini che hanno reso concrete e tangibili le parole di Calvino. L’utilizzo di esempi come Star Wars o Il signore degli anelli ha solo aumentato la mia prima, ottima impressione nei confronti di questa autrice che appartiene ai Piccoli Maestri. Ho rivisto mio padre (sarà una cosa positiva?) che, nei confronti delle persone con cui si intrattiene,utilizza esempi ed espressioni tali da poter essere capito più facilmente. Una professoressa moderna, che ha dato concretezza a concetti ostici e che mi ha reso le Lezioni americane molto più vicine.

Annalisa L’incontro con Vanessa Roghi mi ha ricordato come ogni volta mi sorprenda la capacità di alcune persone di collegare, contestualizzare e attualizzare. È riuscita a rendere un libro impegnativo, quasi pesante e a volte astratto un libro alla portata di tutti, ricco di rimandi sia al presente che al passato. Al termine della lettura del libro, la lezione che mi aveva colpito di più è stata quella sull’esattezza. Dopo l’incontro con Vanessa Roghi ho imparato ad apprezzare anche la rapidità, in particolare grazie al video, che racconta brevemente, anzi “rapidamente”, l’anno di una bambina che vive la guerra, e di questo metodo mi ha colpito l’efficacia nel trasmettere un messaggio così importante. Un altro aspetto interessante del Power Point è stato il cammino in parallelo tra filmografia e bibliografia, reso più affascinante dall’attualità e dalla vicinanza degli esempi presi in considerazione. Infine vorrei concludere ringraziando i Piccoli Maestri che ci permettono di analizzare diverse sfaccettature di un libro, per il quale spesso non basta una semplice lettura per cogliere gli aspetti più profondi.

Valentina L’incontro con Vanessa Roghi era incentrato su un libro che per lei ha avuto un significato particolare, Lezioni americane di Calvino. Il fatto che sia stata capace di introdurlo e spiegarlo al meglio a mio parere non è banale, perché è riuscita a farmi entrare nel reale significato del libro con parole chiare, mentre da sola l’operazione si è rivelata abbastanza complicata. Le cinque (quasi sei) lezioni scritte da Calvino infatti non sono esattamente una lettura facile. Personalmente mi hanno messo in difficoltà, perché spesso riuscivo solo apparenetemente a seguire il discorso ma senza essere capace poi di riassumere in poche parole il concetto appena letto. Un aiuto significativo secondo me sono stati gli esempi concreti e le attualizzazioni riportateci  dalla professoressa, che infatti per farci capire meglio questi concetti non ha usato esempi tratti esclusivamente dalla letteratura, ma anche da film di fama mondiale quali Il signore degli anelli o Harry Potter. Devo dire che mi ha fatto apprezzare ancora di più il valore che già pensavo fosse il mio preferito, la rapidità, rendendomi però chiari anche tutti gli altri.

lezioni_ame_little

Le lezioni americane al Nomentano

lez_amer_bigScoprii le Lezioni americane una ventina di anni fa, grazie ad un esame universitario dai propositi ambiziosi e dallo strampalato docente (il cui inserimento nel piano di studi mi fruttò il deciso rimprovero del mio relatore) e le amai moltissimo; quando ho scoperto che le proposte di letture dei Piccoli Maestri avevano accolto anche le Lezioni americane e che a prendersi carico di quel libro era proprio Vanessa Roghi, che avevo già avuto la fortuna di invitare nel liceo dove insegno, non ho resistito e l’ho invitata di nuovo.

Vanessa ha lo sguardo intelligente e il sorriso aperto che ricordavo; rivedendola mi sembra di rincontrare una vecchia amica, una di quelle con cui è facile ritrovare la sintonia anche se non ci si vede da anni. Durante le due ore in cui è stata al liceo Nomentano, nell’incontro destinato a tutte le quinte della nostra succursale (ben 5), ci ha guidato attraverso le proposte calviniane per il prossimo millennio facendocene sentire la natura necessaria e imprescindibile, ma lo ha fatto con la leggerezza pensosa auspicata da Calvino: senza questa straordinaria storica del tempo presente non avrei mai pensato alla scena finale di Miracolo a Milano come a una sorta di correlativo oggettivo della leggerezza e invece rivedere quella cavalcata finale sulle scope ha avvicinato tanto me quanto i miei studenti alla comprensione della ricerca della leggerezza come reazione al peso del vivere.

Anche nel presentare la rapidità, l’esattezza e la molteplicità Vanessa è riuscita a coniugare un’attenzione rigorosa al testo con la capacità di spaziare attraverso la letteratura, il cinema, la musica e l’attualità scegliendo esemplificazioni dei concetti chiave calviniani che, in linea con questi ultimi, erano tutte dotate di grande icasticità. Solo un esempio del procedere di Roghi: per far cogliere ai ragazzi uno degli aspetti più significativi della rapidità si è soffermata sul simbolismo di un oggetto nella narrazione e, dopo aver ripercorso efficacemente le pagine della rapidità in cui Calvino riflette sulla leggenda di Carlomagno e l’incantesimo dell’anello, ha mostrato scene significative del Signore degli anelli e di Harry Potter, scegliendo quelle in cui risultasse con maggior visibilità quel campo di forze che si sviluppa attorno all’oggetto magico.

Il momento più intenso per me è stato, non a caso, quello in cui si è svelato quel che Calvino ha significato per la futura professoressa di storia e visualità: spiegando la visibilità Vanessa Roghi ha parlato di se stessa ancora più di quanto non avesse fatto con le lezioni precedenti. Quando ci ha fatto ascoltare Via della croce di Fabrizio de André, mostrando come attraverso le parole di quel testo fosse possibile vedere davanti a noi quella folla eterogenea di personaggi che si affollano sul Golgota, dalle vedove che piangono agli apostoli che si nascondono tra la folla fino al “potere vestito di umana sembianza” di coloro che hanno condannato Gesù e ai due ladroni autenticamente commossi dal dolore di Gesù.

Forse è anche questo il senso dei Piccoli maestri: i ragazzi sono sensibilissimi all’autenticità e solo se si parla in modo autentico come ha fatto Vanessa di ciò che un libro ha significato per noi contribuendo a farci diventare quello che siamo, è possibile lasciare un segno in chi ci ascolta. E forse è anche così che si mostra lo straordinario potere della letteratura. Ancora una volta la mia gratitudine nei confronti di questa associazione è, senza alcuna retorica, infinita.

lett_ross

La letterina degli studenti del liceo Zucchi di Monza a Marco Rossari

A Marco

Grazie perché ci hai aperto gli occhi sulla potenza della letteratura; ci hai letto e interpretato alcuni incredibili racconti di Buzzati; ci hai ricordato che non è importante la quantità di libri che si leggono, ma le emozioni che proviamo leggendo libri per noi speciali. (Alessandra)

Grazie perché ci hai fatto capire in profondità alcune meraviglie della scrittura. (Vittorio)

Grazie perché al posto di farci fare una noiosa lezione dei scienze ci hai letto alcuni coinvolgenti racconti. (Niccolò)

Grazie perché mi ha fatto capire la vera importanza della lettura. (Cristian)

Grazie perché con la tua lettura ci hai divertiti. (Letizia)

Grazie per avere letto con tono e passione credendo in quello che fa. (Stefano)

Grazie perché, leggendoci quei racconti, ci hai riportato la magia venutasi a creare lo scorso anno, in classe, quando abbiamo scoperto questo fantastico scrittore. (anonima)

Grazie perché ci hai parlato in modo diverso di Buzzati con un entusiasmo che mi ha fatto guardare questo scrittore con occhi diversi; ci hai risparmiato dall’ora di scienze; sei venuto in mezzo a noi mostrandoci la passione che ci mettono gli scrittori nel loro lavoro. (Chiara)

Grazie per aver condiviso le tue impressioni su Buzzati e ci hai trasmesso il tuo amore per la letteratura. (Anonimo)

Grazie per averci letto con passione alcuni dei racconti di Buzzati e ci hai fatto saltare la lezione di scienze. (Sara)

Grazie perché ho apprezzato di più Buzzati con la tua lettura coinvolgente e voce affascinante. (Vanessa)

Grazie per essere venuto nella nostra scuola; questo incontro mi ha aiutata a capire e a farmi guardare da una prospettiva differente Dino Buzzati e, anche, la letteratura in generale. Inoltre posso dire che la sua passione nel leggere e nel riassumere alcuni racconti è stata contagiosa e piacevole. (Roberta)

Grazie perché l’incontro di ieri mi ha ispirata molto. La tua spontaneità e il tuo atteggiamento genuino ci hanno permesso di entrare pienamente nella narrazione misteriosa di Buzzati. Inoltre sento che in me si è acceso un interesse che avevo sepolto in terza media, quello per la scrittura, la lettura e in generale l’amore per quest’arte che continuamente trascuro. Grazie. (Giulia)

Grazie perché il suo modo di leggere e di spiegare un po’ in generale la letteratura, mi è piaciuto particolarmente e l’ho trovata bella per la prima volta. (Alice)

Grazie per essere stato vero e aver parlato di proprie esperienze ed emozioni. Grazie per averci fatto saltare due ore. (Luca)

Grazie per essere venuto alla nostra scuola ed averci aperto gli occhi su Dino Buzzati, a me è piaciuto molto perché ha raccontato tutto con emozione e quasi da farmi piacere Delitto e castigo (ma non ha funzionato tanto da farmelo rileggere) sono rimasta molto impressionata dal fatto che un o scrittore legga “tutti” i generi di libri io invece pensavo che leggessero solo i libri che riguardavano il loro genere, credo che leggerò Mattatoio n.5 e altri generi. Mi è piaciuto molto tutto ciò che ha raccontato ieri, la ringrazio molto. (Sarah)

Grazie perché mentre leggevi e raccontavi la tua storia ho trovato la bellezza dei libri e ho deciso che inizierò a leggere molto di più. (Valentina)

Grazie perché è stata la prima volta per me in cui una persona, come uno scrittore, viene a raccontare un racconto in questo modo fantastico. La ringrazio veramente tanto, sono riuscito (cosa che non mi accade mai) a restare per due ore concentrato e attento grazie alla sua lettura e interpretazione. (Claudio)

Grazie perché le sue spiegazioni sono state molto esaustive e anche divertenti. Mi ha fatto apprezzare ancora di più la letteratura in generale e Buzzati in un secondo step. Grazie perché, con la tua enfasi, ho apprezzato tantissimo il racconto Occhio per occhio. (Giulia)

Grazie mille per essere venuto a raccontarci i brani di Buzzati che ci hanno accompagnato per tutto l’anno scolastico passato, ho apprezzato molto che il tuo brano preferito sia la goccia visto che è anche il mio. (Alessandro)

Grazie per averci letto questi bellissimi brani. Mi hanno fatto capire tante cose. Mi hanno fatto capire anche che i sogni si possono realizzare. Leggerò tutti i libri di Buzzati perché mi piace come scrive e come fa sembrare reali i personaggi. Grazie di tutto. (Francesca)

La 2^ Liceo Musicale “Zucchi”
Monza, 8 ottobre 2015

moby_benev

Moby Dick a Benevento

Il 14 gennaio Enrico Macioci ha guidato gli studenti del liceo scientifico Rummo di Benevento all’inseguimento di un bianco capodoglio nato dalla penna di Herman Melville. A Enrico il piacere di raccontarci come è andata.

Ogni volta che ci tocca parlare a una platea di ragazzi, lo sappiamo bene, è un po’ come fosse la prima, non importa che invece sia la centesima né quanto siamo preparati; abbiamo di fronte esseri umani molto giovani e dunque turbolenti, inclini ad annoiarsi e/o ribellarsi a gran velocità, insomma del tutto imprevedibili. Quel che è accaduto al liceo scientifico Rummo di Benevento tuttavia è stato strano, mi ha stupito. Parlavo di Moby Dick e della disgraziata esistenza di Melville; son partito male, avevo qualche linea di febbre e le idee aggrovigliate, che faticavano a venir fuori in forma compiuta; una delle professoresse a un certo punto mi ha opportunamente invitato ad usare un linguaggio più accessibile – i ragazzi avevano solo 15 o 16 anni e non riuscivano a seguirmi, perdevano il filo e quindi l’interesse. Poi, non so come né perché, tutto è cambiato. Le idee hanno preso a fluire e con esse le parole; i conti tornavano e ciò mi regalava sollievo, e il sollievo mi spingeva a rendere sempre meglio; il mio messaggio giungeva forte e chiaro, me ne rendevo conto da quelle decine e decine di facce d’improvviso attente; avevo riacciuffato la loro attenzione, anzi meglio, la loro curiosità. Alla fine, quando ho taciuto, si è aperto un focoso e interminabile dibattito: quasi trenta domande da parte di ragazze e ragazzi volte a spiegare cosa diamine sia la balena bianca, cosa può rappresentare, da cosa ci mette in guardia, cosa svela del mondo e di noi stessi. Le osservazioni erano semplici ma non banali e tiravano in ballo non solo la letteratura ma la filosofia, l’etica e la religione. Le professoresse erano raggianti (una ha poi voluto portarmi dalla preside per trasmetterle il nostro piacere). Al suono della campanella eravamo tutti un po’ dispiaciuti, forse io più di tutti; è raro che le tue parole siano motivo d’interesse per così tanta gente; perfino la febbre era andata via.

baronetorre

Il barone sotto la torre

L’edificio che ospita la scuola media e il liceo Leonardo da Vinci di Parigi è un palazzo in stile Art Nouveau, più adatto per un istituto di cultura che per una scuola, ma è sicuramente molto affascinante. Il ragazzi non hanno un cortile per uscire, in compenso il Preside mi accompagna in una classe il cui retro si affaccia su di lei: la Tour Eiffel in tutta la sua grandezza.

È lassù che immaginiamo Cosimo Piovasco di Rondò, Il Barone Rampante, il libro che ho scelto di leggere alle classi di prima, seconda e terza media. Cosa penserebbe di queste giornate che hanno sconvolto Parigi? All’ingresso della scuola, così come in tutte le altre scuole della città, c’è il triangolo rosso del piano Vigipirate alerte attentat, regime di allerta al massimo livello che vieta ogni gita, ogni uscita, facendo sentire gli alunni ancora più reclusi del solito.

Cambiare prospettiva, guardare le cose dall’alto: non è un po’ quello che succede in questa età di mezzo? Continua a leggere

Ciao Roberto

rob_tribu

 

 

 

 

 

Questa foto è stata scattata il 30 maggio 2012 al MAXXI, durante uno dei primi incontri dei Piccoli Maestri in collaborazione con la Tribù dei Lettori. Sullo sfondo, alcune illustrazioni estrapolate dal libro di Fabian Negrin, Frida e Diego, illustrazioni che Roberto Parpaglioni aveva portato perché facessero da paesaggio alle sue parole. Come poche altre immagini, questa racconta l’eleganza e la generosità di Roberto e, al tempo stesso, il significato del lavoro dei Piccoli Maestri, in cui lui credeva molto.

Ci piace leggere oggi questa riflessione su Il vecchio e il mare, uno dei suoi cavalli di battaglia nelle scuole. Ciao Roberto. E grazie.

In due mesi e mezzo ho letto cinque volte Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Direi quasi una moda. L’esito delle prime due lo ricordo eccellente. La terza e la quarta, invece, erano già state delle repliche, più o meno come per un attore di teatro. Nel ritmo, nei toni. Nella ricerca dell’effetto. Ormai sapevo alla perfezione quando dover spingere, quando sussurrare, o sospendere. La reazione di chi ascoltava era sempre la stessa.

Finché alla quinta, per puro caso, ho variato l’inizio. Una professoressa mi aveva portato una bottiglia d’acqua, e io, mentre riempivo il bicchiere, ho chiesto: «Cosa accadrebbe ora se la versassi su questo libro?». I ragazzi mi hanno guardato perplessi. Poi uno ha risposto: «Si bagnerebbe». Un po’ come si fa con i matti, insomma. Un altro: «Si cancellerebbe la stampa». E ancora: «Diventerebbe illeggibile», «Bisognerebbe buttarlo». Via via, fioccavano considerazioni più sofisticate. Avranno pensato: «Se non è davvero un idiota, da qualche parte vorrà condurci…». Io ascoltavo, annuivo. Li lasciavo gareggiare a chi mi dava la risposta più efficace. Dopodiché ho detto: «Giusto, è tutto giusto. Eppure, pensate, questo libro è pieno d’acqua. C’è l’oceano, qui dentro. E una piccola barca di legno con un vecchietto a bordo».

hemingseamagLe volte precedenti avevo iniziato parlando di Ernest Hemingway, nascita, violoncello, caccia, pesca, guerra, Parigi, Madrid, corrida, Cuba. Fino al Nobel e al suicidio. Anche queste notizie ormai facevano parte della “recita”. Alla quinta le ho ripetute, solo che dopo “aver riempito” il libro d’acqua, la voce mi è uscita diversa. Ho ricominciato a navigare. È bastato un giochino, fatto più a me stesso che ai ragazzi, e tutto è tornato a posto. Come se leggessi quel romanzo per la prima volta. Con un po’ di mestiere in più, certo. Ma ormai contava poco, mi veniva in maniera naturale. E i ragazzi lo hanno percepito: non ero più colui che sa dove condurli, ma semplicemente uno che si è imbarcato insieme a loro, e, per una questione di età, di forza, s’è ritrovato con i remi in mano.