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Il barone sotto la torre

L’edificio che ospita la scuola media e il liceo Leonardo da Vinci di Parigi è un palazzo in stile Art Nouveau, più adatto per un istituto di cultura che per una scuola, ma è sicuramente molto affascinante. Il ragazzi non hanno un cortile per uscire, in compenso il Preside mi accompagna in una classe il cui retro si affaccia su di lei: la Tour Eiffel in tutta la sua grandezza.

È lassù che immaginiamo Cosimo Piovasco di Rondò, Il Barone Rampante, il libro che ho scelto di leggere alle classi di prima, seconda e terza media. Cosa penserebbe di queste giornate che hanno sconvolto Parigi? All’ingresso della scuola, così come in tutte le altre scuole della città, c’è il triangolo rosso del piano Vigipirate alerte attentat, regime di allerta al massimo livello che vieta ogni gita, ogni uscita, facendo sentire gli alunni ancora più reclusi del solito.

Cambiare prospettiva, guardare le cose dall’alto: non è un po’ quello che succede in questa età di mezzo? Crescere non può che provocare una rottura, un conflitto con tutto ciò che precede. Eppure l’albero resta simbolo di gioco infantile, luogo segreto e appartato dove consumare le prime letture in autonomia, nascondendosi allo sguardo altrui, che sia quello dei genitori o di chi non ha ancora lasciato l’infanzia, come il fratello di Cosimo, Biagio, narratore della storia.

Che cosa rappresenta quel piatto di lumache che Cosimo rifiuta e che sarà all’origine della sua drastica decisione di salire sugli alberi e non scendere mai più? Saprà mantenere fino in fondo la sua scelta? I ragazzi si dividono: cadrà, cederà, no resisterà. Mentre parlo vorrei usare l’aggettivo radicale, per parlare di alcune scelte che capita di fare nella vita. Poi penso a tutti i dibattiti ascoltati in questi giorni che parlano di come impedire la “radicalizzazione islamica”. L’accostamento è spaventoso. Mi accorgo di avere la tendenza a autocensurarmi. Non vorrei imbarcarmi in discorsi troppo complessi, avvicinarmi a una ferita aperta.

Il radicalismo di Cosimo è tutto a favore della comunità circostante, l’esatto contrario del nichilismo cinico che fa della morte il suo punto più alto.

Ora invece lo prese il bisogno di far qualcosa di utile al suo prossimo. E anche questa, a ben vedere, era una cosa che aveva imparato nella sua frequentazione del brigante; il piacere di rendersi utile, di svolgere un servizio indispensabile per gli altri.” Grazie al brigante Gian dei Brughi, Cosimo ha scoperto la passione per i libri.
Erano tempi in cui nuove idee cominciavano a circolare per l’Europa, i vecchi Stati scricchiolavano da tutte le parti ed i potenti avevano paura delle persone che leggevano troppi libri.

I libri, sempre i libri. Strumenti di emancipazione, di acculturazione, anzi di “inculturazione” come molti sostengono a proposito di ciò che bisognerebbe fare per impedire che dei giovani fragili, ignoranti e arroganti cadano nella trappola dei predicatori di odio. E questo non riguarda certamente soltanto i francesi.

Il 23 gennaio, a Parigi, Chiara Mezzalama ha accompagnato gli studenti della scuola italiana Leonardo Da Vinci a incontrare Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista del famoso romanzo di Calvino. Siamo felici di pubblicare questa sua riflessione.

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